CONSIDERAZIONI
Stanotte ho dormito ma, al risveglio, anche senza volerlo o forse non posso farne a meno, ho continuato a pensare a quante bugie io abbia ascoltato pensandole verità. Ho pensato a come si possa dirle, facendo presagire un impegno importante per poi scomparire, non è un mio capriccio desiderare un tempo di qualità assieme e non la priorità successiva a quella perfino di cacciare fuori casa il secchio dell'umido. Scomparire perché non collaboro alla sua idea di relazione, quella di riempire i suoi spazi vuoti. E subito rimettersi a caccia, perché i vuoti hanno bisogno di essere riempiti e una donna vale l'altra. Non ero "io" ma ero "una" con cui completare la sua idea di vita soddisfacente.
Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhh i suoi messaggi! Che, ad un certo punto, al lavoro li leggevo ad alta voce, per rendere partecipe il mio collega. Lui, curiosissimo, di sapere l'agenda di supermassimo! Perché era un sollievo, per me, sapere che pure lui era perplesso di questi lunghi monologhi sulla sua vita. Un mettermi a conoscenza perché a qualcuno lo doveva dire quello che faceva. Fa niente che io ascoltassi interessata o meno. Quante volte ho cercato un minimo di parità conversazionale. Ma venivo troncata senza nemmeno sviluppare il tema. Non ero interessante io, come persona. Ero una persona che doveva interessarsi di lui.
Dovrei archiviare nel minor tempo possibile. Il numero l'ho cancellato, le migliaia di parole della chat su WhatsApp sono state cancellate. Non esiste più. Non è mai esistito. E' comparso nella mia vita e speravo che potesse essere un entrare positivo nella mia sfera emotiva. Ma è stata un'illusione. E non ho ascoltato il mio corpo. Dovevo fidarmi! Del mal di stomaco continuo.
E' vero che il commiato stizzito da parte sua (la palla è mia e si gioca come dico io) e il mio accondiscendere è stato solo pochi giorni fa. Ma devo lasciar andare. Perché non lo faccio?
Perché temo di non provare più sentimenti e mi focalizzo su quelli negativi pur di provarne qualcuno.
Un tradimento della fiducia, ma anche delle mie speranze. Non è solo la fine di una conoscenza, ma la rottura di un'illusione che mi era stata abilmente costruita. Manipolazione emotiva? Forse sì, parole e intenzioni così disconnesse dalle azioni!
Come ho fatto a non vederlo? Com'è possibile che io abbia creduto a tutto questo? E allora meglio l'anestesia, no? Meglio non sentire più nulla. E allora perché sto così male? Per confermare a me stessa che sono ancora capace di provare qualcosa? Provo dolore perché sono stata ferita? Per quanto ancora?
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