Esco prima dal lavoro, su ordine del socio di facciata. Manco mi domando perché. Pure lunedì ho ferie perché mi devo riposare. Ufficialmente per un day hospital, perchè il socio di facciata è un intonaco friabile. Ma ben mi sta. Magari al mare. Da domenica sera chiedo a mia sorella se posso andare a casa sua e svegliarmi lì la mattina. Che bello non fregarsene nulla se non della propria sanità mentale.
Così, esco prima dal lavoro, al supermercato solo per qualcosa da mettere in frigo, desolatamente vuoto. Ho due compleanni questo fine settimana. Non mangerò a casa.
Così, a casa prima del previsto. Trovo anche parcheggio, mi sono detta. Anche se poi devo uscire di nuovo per la camminata metabolica. Ma il brivido del parcheggio comodo lo provo poche volte.
Nella piazzetta mi devo fermare. Un auto parcheggiata alla modalità: tanto non passa nessuno. E poi passo io. Vedo una persona che mi sembra estranea alle comari riunite in circolo. Aspetto pochi secondi, nell'attesa della manovra dell'altra auto. La metto a fuoco. La mia migliore amica. Quella del "sempre e per sempre". E tutte le migliori amiche diventano, prima o poi, delle perfette sconosciute. Le ho detto che non avevo il piacere di vederla, due estati fa, quando me lo ha chiesto. A scoppio ritardato di altri tre, Nulla da dire, nulla da ascoltare.
Ho provato fastidio, con le comari in circolo, sicuramente a domandarsi: ma queste due che erano una sola anima? Così, passo, e mostro una delle mie parti migliori. Il saper comportarsi in pubblico. Bentornata, le dico, nemmeno il tempo di una risposta e già sono altrove.
